CaleMYR® è una gamma di prodotti esclusivi di Calema Ricerche S.p.A. Comprende estratti di Commiphora myrrha in forma liquida ed in polvere contenenti la più alta percentuale di furanodieni (800 mg/g nella forma liquida) presente sul mercato.
Le tecniche innovative di estrazione e frazionamento molecolare, effettuate senza l’utilizzo di solventi, sono sviluppate internamente dal team di R&D di Calema Ricerche S.p.A. e permettono di ottenere un prodotto standardizzato in furanodieni totali con un titolo massimo di 800 mg/g (80%) nella forma liquida e titolazioni inferiori nella forma in polvere. La capacità produttiva è di svariate tonnellate/anno ed è svolta interamente da Calema Ricerche S.p.A. nello stabilimento di Moretta (CN) Italia, senza l’utilizzo di intermediari.
Le stesse tecniche permettono di ottenere un prodotto stabile e privo di eccipienti o elementi estranei alla specie botanica di partenza sia per quanto riguarda la forma liquida che per la forma in polvere.

Tecniche analitiche

L’identificazione dei furanodieni, presenti nei prodotti della gamma CaleMYR®, viene effettuata mediante gas cromatografia accoppiata a spettrometria di massa (Shimadzu GCMS-QP2010 SE) mentre la quantificazione viene effettuata mediante gascromatografia accoppiata a rivelatore a ionizzazione di fiamma (Shimadzu GC-FID-2010 Pro AF EN) tramite l’uso di standard interni. Il team R&D di Calema Ricerche S.p.A. ha inoltre messo a punto tecniche di purificazione dei furanodieni al fine di fornire ai propri clienti gli standards necessari per la validazione del titolo.

La mirra e i suoi componenti bioattivi

Le piante appartenenti al genere Commiphora (famiglia Burseraceae) si dividono in 150 specie costituite da alberi di piccole dimensioni o arbusti caratterizzati dalla presenza di rami corti e spinosi, dalla corteccia grigiastra e dal folto fogliame. 

Albero di Commiphora myrrha, appartenente alla famiglia delle Burseraceae. Questi piccoli alberi spinosi sono originari dei paesaggi desertici della penisola arabica e delle regioni dell’Africa Nord-orientale. La storia della mirra è antica: veniva infatti utilizzata nell’Antico Egitto per la pratica dell’imbalsamazione ed era nota per le sue proprietà cicatrizzanti e lenitive. Oggi, grazie a numerosi studi scientifici, alla mirra sono state riconosciute diverse proprietà farmacologiche: antinfiammatoria, analgesica e disinfettante.

La mirra viene prodotta come essudato dalle piante di Commiphora myrrha Engl., nota anche come Commiphora molmol Engl., Commiphora coriacea Engl., Commiphora cuspidata Chiov., Commiphora rivae Engl., Balsamodendron myrrha Nees., Balsamea playfairii Engl., e Balsamea myrrha Baill. [IPNI].

La mirra è nativa del Corno d’Africa (Eritrea, Etiopia, Somalia) e Kenia ed è anche diffusa nella penisola Araba (Arabia Saudita, Yemen e Oman) [Chen et al, 2013; IPNI].

Le oleogommoresine di mirra fuoriescono da lesioni e incisioni superficiali effettuate sulla corteccia della pianta e si presentano come un essudato liquido di colore giallastro. A contatto con l’aria l’essudato solidifica e assume una colorazione rossastro-scura dal caratteristico odore aromatico, balsamico e pungente.

La corteccia degli alberi del genere Commiphora presenta delle cavità dalle quali fuoriesce un essudato giallo pallido, che presto si indurisce a formare lacrime o masse di colore più scuro. La droga è rappresentata da questi essudati e prende appunto il nome di mirra. Esistono più di duecento specie appartenenti al genere Commiphora, ma la specie più utilizzata per la produzione della mirra è Commiphora myrrha.La corteccia degli alberi del genere Commiphora presenta delle cavità dalle quali fuoriesce un essudato giallo pallido, che presto si indurisce a formare lacrime o masse di colore più scuro. La droga è rappresentata da questi essudati e prende appunto il nome di mirra. Esistono più di duecento specie appartenenti al genere Commiphora, ma la specie più utilizzata per la produzione della mirra è Commiphora myrrha.

L’oleogommoresina contiene il 25–40% di resine, il 3–8% di olio essenziale ed è costituita dal 30 al 60% di una gomma idrosolubile [African Pharmacopoeia, 1985; Newall, et al. 1996; WHO Monograph). Questa gomma è composta per il 20% da proteine e per il 65% da carboidrati costituiti da galattosio, acido 4-O-metilglucuronico e arabinosio. I componenti principali dell’olio essenziale sono furanosesquiterpeni (soprattutto furanodieni) e i sesquiterpeni α-, β- e γ-bisabolene [Chen et al, 2013; Hanuš et al., 2005; Sua et al, 2011].

L’oleogommoresina essudata dal tronco viene raccolta dopo 3 settimane, quando è ben solidificata e facilmente staccabile, poi viene lasciata maturare circa 3 mesi per completarne l’indurimento. Inizialmente di colore giallastro, con il tempo la resina assume un colore tendente al rosso-marrone scuro.

La mirra trova impiego in svariati ambiti. È storicamente utilizzata per il trattamento topico di lievi infiammazioni della mucosa orale e faringea [Braun et al., 1997], come gargarismi o collutorio per il trattamento di ulcere aftose, faringite, tonsillite, raffreddore e gengivite [Bradley et al., 1992]. Nella medicina popolare trova impiego come emmenagogo, espettorante e antidoto per i veleni e per inibire la coagulazione del sangue. Viene anche impiegata per il trattamento dei sintomi della menopausa, del dolore artritico, diarrea, affaticamento, ittero e indigestione e applicato localmente per il trattamento di ustioni ed emorroidi [Farnsworth, 2001; El Ashry1 et al., 2003].

Gli estratti di mirra sono in grado di esercitare proprietà anestetico-locali dovute all’inibizione selettiva e reversibile dei canali del sodio, che causa un blocco della depolarizzazione di membrana con conseguente interruzione della trasmissione dell’impulso nervoso [Dolara et al., 2000]. 

Risultano essere di particolare rilevanza gli effetti analgesici esplicati da alcuni componenti presenti negli estratti di mirra contro sintomi di dolore comuni, quali mal di testa, dolori muscolari e dolori derivanti da stati febbrili.

I principali responsabili degli effetti di modulazione della percezione dolorosa sono alcuni sesquiterpeni con struttura furanodienica, in particolare il furaneudesma-1,3-diene (più abbondante), il curzerene, e il lindestrene.

Struttura chimica dei furanodieni della mirra. I furanodieni: furanoeudesma-1,3-diene, lindestrene e curzurene sono i componenti bioattivi della mirra responsabili dell’attività analgesica. Studi scientifici hanno confermato come l’assunzione regolare di estratti di mirra ad elevato contenuto di furanodieni bioattivi risulti essere un rimedio naturale efficace contro alcuni dei sintomi di dolore più diffusi come mal di testa, dolori articolari, dolori muscolari, lombosciatalgie, dolori dipendenti da febbre e crampi mestruali. 

Per quanto riguarda il meccanismo d’azione del furanoeudesma-1,3-diene, la molecola è in grado di agire a livello dei recettori oppioidi mu (µ) del sistema centrale ed il suo effetto viene contrastato da antagonisti dei recettori degli oppioidi quali il naloxone [Dolara et al., 2000]. 

Il furanoeudesma-1,3-diene contenuto nella mirra è in grado di interagire ed attivare i recettori oppiodi del sistema nervoso centrale. Questa interazione specifica permette di contrastare ed attenuare la sensazione di dolore causata da diversi disturbi. 

Ulteriori studi hanno recentemente evidenziato come un estratto di mirra (contenente un titolo standardizzato del 4% di furanodieni) ha mostrato effetti simili ad alcuni FANS (es. diclofenac, ketoprofene, ibuprofene, paracetamolo, tramadolo e ketorolac) con i quali è stato posto a confronto diretto. Tuttavia, il ridotto contenuto di furanodieni utilizzato (4%) ha consentito di ottenere effetti simili ai FANS solo dopo lunghi periodi di trattamento (20 giorni) [Germano et al., 2017]. 

Pertanto, l’elevato contenuto standardizzato di furanodieni bioattivi di CaleMYR® 800 (80% sul peso) consente la preparazione di integratori alimentari ad elevata efficacia, permettendo di ridurre i tempi di somministrazione e quindi di garantire un rapido risultato.

African pharmacopoeia. Vol. 1. Lagos, Organization of African Unity, Scientific, Technical and Research Commission, 1985.

Bradley PR, ed. British herbal compendium. Vol. 1. Bournemouth, British Herbal Medicine Association, 1992.

Braun R et al. Standardzulassungen für Fertigarzneimittel – Text und Kommentar. [Standard licensing of fi nished drugs – text and commentary.] Stuttgart, Deutscher Apotheker Verlag, 1997.

Chen, Y. et al. Chunlan Zhou, Zhendan Ge, Yufa Liu, Yuming Liu, Weiyi Feng, Sen Li, Guoyou Chen, Taiming wei, Composition and potential anticancer activities of essential oils obtained from myrrh and frankincense. Oncology Letters (2013), Vol. 70, pp 380-391 Volume 6(4), pp 1140–1146.

Dolara P, Luceri C, Ghelardini C et al. et al., Analgesic effects of myrrh. (1996) Nature, Vol. 379, (6560):29.

El Ashry1, E. S. H. et al., N. Rashed1, O. M. Salama, A. Saleh Components, terapeutic value and uses of myrrh. (2003) Pharmazie, Vol 58, pp: 163–168.

Farnsworth NR, ed. NAPRALERT database. Chicago, IL, University of Illinois at Chicago, 10 January 2001 production (an online database available directly through the University of Illinois at Chicago or through the Scientifi c and Technical Network (STN) of Chemical Abstracts Services).

Germano A, Occhipinti A, Barbero F et al A pilot study on bioactive constituents and analgesic effects of MyrLiq®, a Commiphora myrrha extract with a high furanodiene content. (2017) BioMed Res Int 2017: Article ID 3804356

Hanuš, L. O. T. Řezanka, V. M. Dembitsky, A. Moussaieff, Myrrh – Commiphora Chemistry, Biomed. Papers (2005), Vol. 149(1), pp 3–28.

IPNI, International Plant Name Index.
http://powo.science.kew.org/taxon/127741-1.

Newall CA, Anderson LA, Phillipson JD. Herbal medicines, a guide for health-care professionals. London, The Pharmaceutical Press, 1996.

Shulan Sua, S. et al. Tuanjie Wangb,a, Jin-Ao Duana, Wei Zhoua, Y ong-Qing Huaa, Yu-Ping Tanga, Li Yua, Da-Wei Qiana Anti-inflammatory and analgesic activity of different extracts of Commiphora myrrha, Journal of Ethnopharmacology (2011) Vol. 134, pp: 251–258.

WHO Monograph: Gummi Myrrha, pp. 247-256.